Ed ora che il mondo tornerà a correre tu cosa farai?

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Ed ora che il mondo tornerà a correre tu cosa farai?

bussola samantha

pronto ad usare la tua bussola?

In queste ultime settimane vi è capitato di scrivere o di ricevere messaggi da amici, parenti O colleghi che iniziando con “lo so che è brutto dirlo” proseguono poi con un elenco di tutte le cose belle che questo momentaneo blocco del sistema ha creato e permesso nelle nostre vite?  Io ne sto ricevendo tantissimi.  E sorrido ogni volta che leggo questo scusarsi iniziale prima di ammettere di aver ricevuto dei grandi doni da questa situazione critica.

Perché diciamolo chiaramente: per alcuni questa è stata una buona occasione per scendere dalla ruota del criceto in cui troppo spesso ci si sente intrappolati e scoprire che un’altra vita è possibile, e non è per niente male.

Certo il tempo di chi ha lavorato ininterrottamente ore ed ore in ospedale è stato un tempo diverso da quello di chi all’improvviso si è trovato senza lavoro, ma nel tempo psicologico non conta solo quante cose fai, conta cosa fai,  come lo fai, ed il perchè lo fai.  Ed in effetti in questi ultimi mesi il tempo cronologico è come scomparso, e per tutti è divenuto evidente il dominio del tempo psicologico.I minuti passavano, le ore anche, ed i giorni si susseguivano uguali per tutti, eppure ognuno di noi ha percepito questi mesi di pandemia in modo diverso: veloci o lenti, vuoti o pieni, dolorosi o di pace, infernali o salvifici. Ed ora che questo tempo così intenso, per alcuni troppo pieno, per altri troppo vuoto, sta finendo, ecco le prime reazioni: c’è chi esulta, vero, ma c’è anche chi ha già iniziato a rimpiangerlo.

La verità è che, se abbandoniamo anche solo per un attimo le lamentele sulle contraddizioni delle restrizioni di questi mesi, ci accorgiamo che questo periodo ci ha evidentemente fatto sperimentare una vita con tempi, modi e spazi diversi,sfidandoci in aspetti molto delicati che appartengono alla nostra intimità e alla nostra concezione del mondo  e della vita.

Ci siamo trovati chiusi in spazi limitati, da soli o con persone con cui normalmente condividevamo poco tempo. Abbiamo sentito, anche in città, silenzi inaspettati e sorprendenti. Abbiamo visto metropoli deserte popolarsi di animali liberi di vagare per le strade. E soprattutto ci siamo ricordati di qualcosa che spesso tendiamo a dimenticare, se non a negare: il nostro essere fragili e mortali.

E così che sono nate o rinate in noi domande e riflessioni importanti sul senso della vita, delle nostre relazioni,  e su come stiamo usando il tempo a nostra disposizione, un tempo che non sappiamo quanto sarà e che non possiamo accumulare, risparmiare o controllare, ma solo vivere.

Ma ora che usciremo sempre di più di casa, che le città torneranno ad essere rumorose, che gli animali si nasconderanno, che con mascherina e distanze ci crederemo al sicuro, cosa succederà? Che ne sarà delle domande che ci siamo fatti? Delle risposte che ci siamo dati e di quelle che iniziavamo a darci?

Se ci siamo detti “non voglio tornare a quella normalità”, ora riusciremo a continuare ad essere coerenti e  decisi nel momento delle scelte quotidiane? O risaliremo nella ruota del criceto, correndo verso il nulla? 

Già perché la ruota del criceto per noi umani non ha senso perché non ci porta da nessuna parte. Perché la questione non è nemmeno tornare a correre o no. La domanda è: Perché stai correndo? Verso cosa stai correndo?

Che tu decida di correre o no, quello che conta è che tu lo faccia consapevolmente, avendo bene in mente il tuo obiettivo, perché è la direzione dei tuoi passi a dare un senso al tuo tempo. 

In spagnolo esistono due parole diverse per dire perché. C’è un perché che è la causa: il porqué. E c’è un perché che è la finalità: il para qué, il nostro verso cosa. E la questione da porci in queste fasi 2, 3, 4… che stiamo vivendo, e che vivremo, riguarda proprio questo secondo perché:  il  fine, la meta. Di per sé correre infatti non è un male, ma certo lo diventa se corriamo senza sapere nemmeno verso cosa, o peggio ancora verso qualcosa che non abbiamo scelto noi.

E Tu? Sai perché stai correndo? Sai verso cosa stai andando? Guarda per un momento i tuoi piedi: verso cosa puntano? Hai scelto tu la meta?  Se la risposta è sì, allora se vuoi corri. Ma se ti accorgi che non è così, fermati, ora. Lo so che il detto è “Chi si ferma è…. perduto” , ma chi non si ferma oggi rischia di perdere se stesso, il proprio tempo, la propria vita.

A volteci serve fermarci per capire dove stiamo andando, se siamo sulla strada giusta o no, se stiamo facendo spazio a ciò che per noi conta davvero, o se ci stiamo perdendo come dice splendidamente Covey nelle montagne di ghiaia delle cose non importanti anche se urgenti.

Certo le sfide da affrontare per cambiare il nostro modo di vivere il tempo sono tante: sociali, economiche, politiche, ma ogni nostro passo rende possibile e reale questo nuovo mondo.

Inutile quindi illudersi ancora che il tempo si misuri solo con un orologio. Meglio iniziare a tenere sempre sotto mano una bussolae guardarla spesso; sarà lei a ricordarci le domande fondamentali  per vivere appieno il potere dell’adessoDove sono i tuoi piedi? Verso cosa ti stanno portando? 

Il mondo allora potrà fare quello che vorrà. Noi, con la nostra bussola in mano, sapremo scegliere consapevolmente ogni prossimo passo, lento o veloce che sia.